NON TI SOPRAVVIVREI, LO SO

Non ti sopravvivrei, lo so,

anche se il maestro dirà

che l’attaccamento eccessivo

è ignoranza del vuoto e della interdipendenza

anche se il secondo maestro[1]

dirà che non si può amare la creatura

più del Creatore,

anche se il peccato è grave

verso me stesso innanzitutto…

il guaio è che tutto si è racchiuso

di me in te su questa terra,

considerato il fatto che

con la tua mano mi hai alzato il mento

come una madre per sollevarmi

il volto confitto a terra.


[1] Riferimento a Gesù, ma anche all’ultima strofa di Al cor gentil di Guinizelli. Il primo maestro è Budda, ma solo in senso strettamente cronologico.

CAMMINARE SULLA TERRA

Il miracolo è questo
non il camminare sulle acque,
e in misura non minore:
spaventarsi per un’assenza
sentirsi perduto, non respirare
in un’alba priva di colore
in estate con di fronte il mare

poi dal balconcino finalmente
sentire un flebile “ciao”
lei che ritorna con gli occhiali scuri
dal mercato di buon‘ora

e ritornare tu, dall’altro,
a respirare consapevole
che tutto il mondo non sia
ancora finito

DOPO

Anna O.? c’est moi, ti dissi,
quando mi parlasti di Freud
e del sudato corso di laurea
perfettamente inutile dopo,
nei tuoi lunghi anni in Italia
passati a pulire clandestinamente
ciò che si poteva raschiare
(con appropriati detersivi
chilometri di superfici).

Il metodo catartico o le libere associazioni
i medicamenta più vari e le sedute
contro ansie, parestesie, sinestesie,
ossessioni e fogli bianchi,
a nulla valsero

molto di più i tuoi gesti dopo
̶ aver perso tutto
e dopo che il profeta [1]
salì su di un carro armato
e la promessa fu di nuovo infranta
così che il prima e il poi coincidevano
nella comune illusione e sofferenza;
dopo che compresi
che la tua era reale
verso tutto il tuo mondo lontano ̶
mi pulirono nettamente
ed ecco dovevo pubblicamente dirtelo.


[1] Si allude a B. Eltsin, il kamikaze della perestrojka, la cui azione politica e di governo si è conclusa in un fallimento

VIA F. SCALA 49

Ho sposato una (ex) clandestina
via terra che mi portò in dote
pianti e due poesie non sue
sull’uomo più distratto

in una c’era il suo nome
cognome e indirizzo:
me le recitò sostituendo il mio
che avendo sempre perso tutto
non avevo più nulla

la terza me la donò mia figlia:
“ma non sono io il regalo migliore?”
Ce n’era abbastanza per amare
per contrappasso i clandestini
in mare tutta la vita.

NESSUNA PAGINA

non c’è bisogno di parole
e allora perché scrivi
“l’inutile biglietto che non leggerò”

mi dici, mentre vai e vieni
dalla cucina alla camera da letto
nel rito quotidiano
biascicando parole sul disordine
lasciato nella stanza, lo sporco
che non viene via
i minuti che scorrono veloci
senza mai tempo per te

nessuna pagina quindi
potrebbe avere significato

e i veri poeti hanno lasciato
sempre parole per le mogli
qualcuno le ha lette in pubblico
dopo la loro morte e la donna
ha sorriso, si è commossa
tra gli abbracci e il ricordo
di lui…

ma non è questo ovviamente il caso,
le mie scivolano sull’acqua
e se un giorno
potessi rincontrarti nell’al di là
non mi importerà certo nulla
di quella odiosa cosa che chiamano
letteratura!

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